Il mercato bianco, nero e... grigio

Vorrei dire la mia sulla vicenda del giorno (almeno per chi si occupa di gambling) ovvero l'annosa diatriba tra concessionari e non nel mercato del betting. Vicenda balzata alla ribalta grazie ad un intervento del Presidente Maurizio Ughi, aggiungerei in perfetto stile Ughi. Dove stile Ughi vuol dire: dire le cose senza peli sulla lingua, dirle con in modo unico e difficilmente replicabile, dirle facendo arrabbiare qualcuno. Chi legge potrebbe pensare che Ughi rappresenta il prototipo di Paddyman, a questo punto, e come potrei dargli torto?

Torno a monte: l'ex Presidente di SNAI, il maggiore operatore di scommesse autorizzate in Italia, ha acquistato fior fior di pagine di quotidiani per pubblicare una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Lettera aperta in cui tuona contro uno status quo che pone i concessionari in diretta (ed impari) concorrenza con una serie di operatori - concedetemi, alcuni di questi dai nomi improbabili - che affollano le vie delle nostre città privi di qualsiasi licenza, concessione, autorizzazione... chiamatela come vi pare. Sappiate, comunque, che questi negozi abbondano: ce ne sono migliaia. E mediamente non tutelano il giocatore, forti della loro trasparenza. Come vedete, lungi da me parlare di legalità o illegalità: qualcuno potrebbe adirarsi e querelarmi. Siccome al momento non mi serve una querela, per arricchire il mio pedigree da lupo di mare del settore, mi limito a raccontarvi la mia versione che definirò "informata".



Per quanti di voi non lo sapessero, io ho iniziato la mia carriera in questo settore nel lontano 1997. Per quant'altri di voi non lo ricordassero, nel 1997 non esisteva una normativa sul settore delle scommesse sportive (nata circa due anni dopo). All'epoca ero un agente Stanley. Ecco perché vi dico che sono "informato". Perché io le ho vissute proprio tutte: dal vuoto normativo all'emersione della problematica fino al passaggio al sistema concessorio. Nel 1997 la norma non prevedeva l'attività di intermediazione che questi CTD svolgono: ovvero raccogliere e pagare scommesse in nome e per conto di un soggetto dotato di Licenza in un altro Paese. Iniziai così, il mio negozio era piccolo ma bellissimo e lavorava talmente tanto che divenni abbastanza famoso nel giro. Finché non venni chiuso, una prima volta, con un provvedimento amministrativo (un anno dopo la cosa divenne penale, la vinsi ma decisi di mollare per dedicarmi al business "bianco").

I miei clienti si ricorderanno la lettera aperta, simile a quella del Dott. Ughi (ma allora, diciamo così, all'inverso!), che appiccicai alla serranda del mio negozio. Un grido ingenuo quanto liberatorio. Quel negozio era diventato un punto di incontro di tanti ragazzi. Poi diventati amici. Poi diventati colleghi. Non so nemmeno più quanti sono quei ragazzi che, oggi, popolano le aziende del settore... tutti riuniti intorno al sottoscritto in quel bugigattolo, tutti strappati ai lavori più disparati e cresciuti, di lì a poco, nella stessa azienda; e poi "migrati" verso altri lidi. Caro Amministratore Delegato che mi leggi: non temere, uno di loro è anche nella tua azienda adesso! Non credo sia un pericolo. Forse è un'opportunità.

All'epoca, il tentativo di anelare il libero mercato era più che ragionevole. C'era un vuoto (normativo), c'era una passione (la mia): ecco fatto il business. Poi la normativa (401/89) iniziò a prendere forme e connotati diversi. Pian piano fu chiaro, quanto meno al sottoscritto, che la battaglia bisognasse intraprenderla per le vie legali. Cercando di guidare quel nascente comparto verso i valori del libero mercato. Quante ne ho dette, in pubblico e in privato, e quante ne ho scritte su quel famigerato libero mercato. Eppure ci troviamo in una situazione paradossale, gravissima perché la maggior parte degli italiani la ignorano, che difficilmente potrà sbloccarsi se non decidiamo di fare un passo epocale: il passaggio dal sistema concessorio al sistema autorizzatorio. L'epoca del contingentamento è finita: non lo dice l'anarcocapitalista Rothbardiano che è in me (che peraltro scalpita), lo dice la logica. Abbiamo difeso il sistema concessorio per anni, soffrendo attacchi più o meno efferati, per trovarci oggi a leccarci le ferite. Ferite procurate da un dualismo di fatto che nessuna nuova legge potrà sanare se non si interviene alla radice del problema, ovvero il peccato originale dei bandi di gara, delle successive esclusioni dai bandi, dei minimi garantiti ecc.



Amici e colleghi, l'invito alla riflessione che il Presidente Ughi ha lanciato al Governo va letto, a mio avviso, come un invito a razionalizzare il settore costruendo le basi per uno scenario in cui non esistano più equivoci a partire dal 1 gennaio 2017, giorno in cui saranno scadute tutte le licenze terrestri presenti in Italia. Non esistono equivoci nel settore Assicurativo o Bancario, in Italia. Gli equivoci esistono, e forse è giusto che esistano, in quei settori dove l'innovazione produce una perdita di efficacia sostanziale delle regole... ed un loro superamento, parafrasando Hegel. Esempi: Uber... Airbnb... Ma come è possibile che esista un equivoco così grande in un settore che esiste legalmente dal 2000 (e in assenza di norma, da almeno 5 anni prima)? Come possiamo accettare che i nostri amici non conoscano questa problematica semplicemente perché tale problematica si è camuffata nel tessuto sociale a tal punto da rendersi irriconoscibile? Quanti italiani pensano che questo o quel marchio di ctd sia perfattamente autorizzato? La risposta è: tantissimi. Credetemi, non abbiamo lottato 14 anni per arrivare a questo punto e mollare. Ma non abbiamo nemmeno lottato per arrivare a questo punto e commettere gli stessi errori di 14 anni fa! Dobbiamo avere la forza di riconoscerlo. Abbiamo un'opportunità unica: quella di guidare questo settore verso un'armonizzazione definitiva ed efficace. L'appello a tutti è di seguire il buon senso e mettere questi pseudo bookmakers (perché diciamolo, di questo si tratta in gran parte dei casi) nelle condizioni di provare a sfidare le aziende che oggi vincono già nel mercato legale. Io scommetto che non andranno da nessuna parte: il motivo per cui oggi sono così "forti" sta nel fatto che sono trasparenti... gli togli la trasparenza, finisce il giochino.


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