Una nazione senza bordelli è come una casa senza bagni

Moralisti e moralizzatori, evitate questo articolo che inizia con una citazione della grande Marlene Dietrich… Sempre che non vogliate addentrarvi nei motivi (validi) per cui ritengo sia arrivato il momento di legalizzare i bordelli (e più generalmente la prostituzione come professione). E qui, una prima domanda: quanto può prevalere, ancora, alla soglia del 2015 e ad un passo dalla Recessione, con un Paese in ginocchio, il ferreo Potere Spirituale della Chiesa nelle scelte (logiche) di identificare sacche di potenziale gettito nascoste nei meandri dell’illegalità? Oppure: è davvero la Chiesa il motore di questo ostracismo alla modifica della famigerata legge Merlin?

Qualche post fa parlai dell’illegalità nel settore del gambling: certo ne parlavo come di un dato di fatto, eppure marginale perché parte di un’industria che è stata progressivamente portata ad emersione dalla fine degli Anni ’90. Vogliamo parlare di quanto gettito per le casse dell’Erario ha creato la legalizzazione delle slot machines, prima sotto il totale controllo della malavita? Parliamo di miliardi di euro. Miliardi. Altro che i tagli alla spesa pubblica per cinquanta milioni qui, cento lì. Certo oggi discutiamo con violenza della loro diffusione (per numero, posizione ecc) ma forse non vi ricordate l'epoca del videopoker!

Qua servono misure drastiche. Ed ecco allora affiorare i temi, per così dire, drastici.

Le puttane, oltre che popolare alcune tra le più belle canzoni del Maestro Fabrizio De Andrè, popolano le nostre strade e le pagine degli annunci dei nostri quotidiani da che mondo è mondo. Peccato che la miopia dei governanti, sempre piuttosto attenti alla morale pubblica, li abbia sempre spinti a trascurare l’ipotesi di farne una professione. Come l’avvocato, ad esempio.
Al di là dei bei post che ogni tanto circolano su Facebook, la verità è che Paesi come la Repubblica Ceca o la Germania hanno da tempo intrapreso la strada della legalizzazione. Oltre all’introito fiscale, la legalizzazione permette di togliere il marcio dalle strade; il mercato permetterebbe di sottrarre progressivamente le donne allo sfruttamento, aspetto che ha un vantaggio ulteriore da non sottovalutare, ovvero la segnalazione di criminali attivi anche in altri mercati. E poi, diciamolo: a chi piace vedere la Salaria (tanto per citarne una) in queste condizioni?

Tutto questo nero come si inserisce nelle (assurde) regole sulla circolazione del contante? Oggi non possiamo prelevare mille euro in banca ma possiamo spendere mille euro per una notte con una top escort. Controsenso del tutto indicativo di un Paese che ha perso la bussola tra opportunità e rassegnazione. Prima di massacrare i cittadini sospettandoli di evasione cronica, perché non andiamo a stimolare l’emersione di un gettito laddove esistono mercati consolidati che tali resteranno anche nel futuro? Sopportare mercati neri, perché è meglio per la morale pubblica, o intervenire attivando una serie di effetti positivi, primo fra tutti il riconoscimento sociale di un mestiere vero e proprio? Pensate solo all’indotto che le case da appuntamenti, in particolare, genererebbero: occupazionale (inclusa ristorazione), di servizi (anche sanitari, come certificazioni varie), pubblicitario. E invece siamo qui impalati, coi centri massaggi tipo Niccolini21, citato da Gabriele Salvatores in Happy Family, e le gang bang camuffate nei night club.

Insomma, io non li vedo proprio i motivi che osterebbero ad una decisione politica come questa. Che diamine blocca questo percorso? Io credo che la creazione di quartieri a luci rosse, o semplicemente case da appuntamenti di vario genere, spaventi e basta. Spaventi ad una prima, superficiale analisi. 

Proporla spaventa. Realizzarla, però, spaventerebbe molto meno.  

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