Diario di un week-end berlinese ad alto tasso di ignoranza (e di sfiga)

Evidentemente le finali, per me, devono essere una sofferenza. Dalla finale di Uefa a San Siro fino a Kiev, passando per un'indimenticabile trasferta a Manchester col turco (alias Fabrizio Tessari) fatta di numerosi scali e una notte di effluvi malsani in automobile, c'è sempre stato un certo tasso di dramma nei viaggi che ho affrontato. Non poteva di certo esimersi Berlino 2015: finale di Champions League, Juventus - Barcellona.

L'epopea inizia con la convocazione in aeroporto fissata per le ore 5:15 di sabato mattina. Io vado a letto abbastanza presto dopo un venerdì appagante, denso di parole e ricordi; metto la sveglia consapevole dell'infallibilità del mio Note 4 che non ne sbaglia una. Fisso la sveglia alle 4:30. Faccio fatica a prendere sonno però.. pensieri su pensieri... morale penso di addormentarmi più tardi del previsto.
Apro gli occhi: sono le ore 5:15. Cioè le 5:15 orario di convocazione? ed io sono ancora in Via-Moncalvo-Zona-Gambara?? Si accendono dieci minuti di fuoco. Doccia in 1 minuto secco, mi vesto lavandomi i denti, rovescio il contenuto dello zaino sul letto rastrellando il minimo indispensabile e parto. Meno male che a quell'ora i semafori non vanno, altrimenti avrei battuto il record mondiale di rossi bruciati. La povera 500L è decollata tipo navicella Virgin Galactic atterrando direttamente al P2 del Terminal 1. Mi presento al desk in area gruppi alle ore 5.57. In tempo per ritirare questo


Il volo fila liscio. Atterro a Berlino alle 9.30 e mi parcheggio al Marché per una colazione a colpi di succo di mela & brownies. Attendo un gruppo di 6 in arrivo da Caselle. Si presenteranno di lì a poco in tre. Gli altri (il trio di bomber Pampa, Zima e Koke) sono coinvolti in un piccolo disagio della Air Berlin che, dalle ore 7.00, porterà il loro volo alle ore 15.15. Nel mentre un Pampa in pista che quasi viene braccato dalla Digos, Koke che prende il comando del microfono manco fosse un capo ultras, Zima che già si vedeva in pantofole davanti a Sky Sport. Alla fine arriveranno... ma che incubo!

Andiamo ad Alexanderplatz dove la UEFA ha deciso di confinare i tifosi della Juve. In realtà non serviranno barriere o strane tecniche di polizia: è un pubblico finalmente civile e tutto andrà liscio come l'olio. In Alexanderplatz decidiamo di investire un po' del nostro tempo nello sport nazionale: la pinta. Eccoci in attesa della prima (di una lunghissima serie).


C'è anche modo di vedere il camion dei Drughi, con tanto di sponsor betting improbabile (Betpassion!), ancora in fase di riscaldamento...


Ma soprattutto è tempo di fare i turisti... raggiungiamo il memoriale del Muro e poi un posto dal nome promettente: Berlin Beach. Ci accomodiamo in questo paradiso del Beach Volley dove passeggiano liberamente varie specie protette di tartaruga. Il caldo si fa sentire, arrivano i primi bollori 


La Radler mi aiuterà a trovare l'energia per proseguire in questa giornata da conto alla rovescia e ci troviamo a Brandeburgo. Qui il delirio è assoluto ed iniziano ad apparire striscioni da concorso 


Ma ciò che appare, nitida, è la situazione ormai incontrollabile della truppa. Ecco Franco (alias Paolo) in una eloquente smorfia di piacere


Brandeburgo è anche un simbolo della città, una porta verso il successo o la sconfitta... io ancora non immagino quale possa essere l'epilogo ma mi vedo così, davanti al destino di una notte


Recuperato il gruppo vacanza, quasi esanime, decidiamo di muoverci verso l'Olympiastadion... sono le 19:00 e la tensione sale. Nel treno ci intratteniamo con simpatici personaggi dall'ascella maldestra e con una quantità di alcol in corpo nettamente superiore alla nostra. Volano cori, selfie e c'è la sensazione che possa essere una notte memorabile... sensazione, appunto...

Arriviamo allo stadio contemplando la totale diversità di atmosfera che c'è in Germania rispetto a qualsiasi partita in Italia. Constatazione ormai vintage, in effetti...


Ormai ci siamo. Il Pampa è carico a molla e ci accingiamo a prendere posto. Io sto in piccionaia, punto di osservazione privilegiato per la bolgia che ci farà sognare dopo il 55'. Ma prima c'è il Capitano, il momento in cui il nostro eroe si presenta sotto la curva e il tempo sembra essersi fermato. Un Capitano, c'è solo un Capitano


La cerimonia manco la vedo... sono in catalessi sotto il mio cartoncino nero che non ho idea a cosa serva (lo scoprirò poco dopo su Twitter... sono lo sfondo di una manona che cerca di agguantare la Coppa... manona che, per la sesta volta, se la farà sfuggire). Arriva il loro gol troppo a freddo. I santi rimangono in Paradiso perché non ho la forza di elencarli, mi attanaglia il terrore di una notte come quella di Kiev... E invece no. Buffon compie un miracolo da Pallone d'oro sull'1-0 e da lì inizia una lenta rincorsa. Rincorsa che nel secondo tempo porta al pari e poi ad un momento di pressione avida e quasi irrazionale che mi fa urlare "possiamo farcela". Non mi curo del potenziale rigore (ci fosse stato, compensa la doppia sfida col Monaco) 


Purtroppo quando sei accecato dalla voglia di vincere può capitare che tu perda... e così concediamo il contropiede ai Maestri assoluti della specialità. Andiamo sotto, proviamo a riprenderci ma Tevez non è in serata... una due tre occasioni... alla fine, stremati, con Pirlo che corre come fosse alle Olimpiadi, subiamo il 3 ma a quel punto è già finita.

Nonostante la maglietta di Madrid,

nonostante la cabala, le statistiche di Luis Enrique (sì, proprio lui, il brocco di Trigoria), usciamo sconfitti. Pirlo piange e viene acclamato dai tifosi del Barca, Buffon raccoglie l'abbraccio della storia - è lui uno dei migliori portieri di sempre, se non il migliore -. Usciamo dallo stadio con 2 euro in meno (quelli della cauzione data per una brocca di plastica presto scagliata dalla rabbia) e senza una t-shirt cimelio perché, a questo punto, che senso ha?

Torno in aeroporto col taxi, dopo qualche maldestro tentativo di prendere il treno. Mi accomodo su una deliziosa panca del piano 2 di Schoenfeld e ci dormo come un bambino per ore 5. Grazie al mio kit di sopravvivenza deodorante-spazzolino-maglietta-di-scorta, riuscirò nell'impresa di non puzzare come un profugo all'arrivo sulle coste sicule... e la cosa in qualche modo mi rincuora, essendo circondato da profughi appena sbarcati sulle coste sicule... Partirò con un volo che accumulerà 2 ore e mezza di ritardo. Mi scorderò il luogo dove ho lasciato la macchina all'andata, girovagando per mezz'ora nel P2 Sud. Arriverò a casa, benedicendo la doccia Jacuzzi della mamma, alle ore 14.20...

Con Berlino ho finito... alla prossima avventura!

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