Verrà il vento e ti parlerà di me


Mi piacerebbe dire che Francesca è un’amica. Almeno come intendo io un’amicizia. E invece a malapena abbiamo condiviso due sfide di pronostici su Twitter, sfiorato una pizza con un’altra super-donna (Valentina Mezzaroma) e passato una bellissima serata in compagnia, serata di cui ancora conservo, nitidi, gli aneddoti. E qualche scambio di mail e messaggi. Ma forse potrebbe bastare per prendermi la liberà di parlare del suo lavoro.
Mi piacerebbe dire che è un’amica soprattutto adesso che ho letto il suo romanzo Verrà il vento e ti parlerà di me... adesso che devo dirle che non ci sarò alla presentazione romana del libro.

Io sono un grande consumatore di romanzi. Ho iniziato da bambino grazie ad educatori appassionati che mi iniziarono a Dickens e Twain. Ho passato gli anni dell’adolescenza a sfogare nella lettura le mie paure da ragazzo più giovane degli altri, e lì c’erano soprattutto Hesse e Mann. Ho passato gli anni della maturità a cercare nella lettura lo stimolo per scrivere la mia, di storia. E lì c’erano Hornby e De Carlo. E passo questi anni a nascondere nella lettura le mie paure per il futuro ma, soprattutto, la nostalgia per il passato. Con Giordano e Ammaniti per esempio. Quindi ogni nuovo autore che scopro è un invito a considerare nuove prospettive. Nuovi orizzonti.

Di quella nostalgia, per il passato e la vita vissuta davvero, il romanzo di Francesca parla senza imbarazzi, giri di parole o esercizi di stile gratuiti. Ne parla in un modo libero ed appassionato, lucido nel ricordo, affine e compatibile alla mia vita pugliese di bambino, così simile ai racconti della sua Lucania. Il dialetto, le ricette, la vita di tutti i giorni che scorre ad un ritmo diverso dalla città. E quel parallelismo tra la metropoli e la terra che tanto ha animato i miei pensieri di ragazzo. Quella nostalgia si esprime nei dubbi di una ragazza che è magneticamente attratta dalla metropoli ma sente forte il calore della sua terra, attraverso il passaggio, la testimonianza, di persone uniche ed irripetibili. Come i suoi nonni. Qui Verrà il vento e ti parlerà di me ha iniziato a commuovermi davvero. Pochi romanzi ci riescono. Le canzoni sanno farlo. I film sanno farlo. I romanzi raramente, perché mi ci immergo ma riesco a viverli con lo sguardo dell’osservatore. Ma non qui. Qui ho sentito le stesse emozioni che ho provato io. Quando è mancata mia nonna ad esempio ed io ero a Dublino. Sapevo che sarebbe successo perché, proprio come il suo personaggio, la nonna mi aveva confessato un segreto consegnandolo a quel rapporto speciale ed unico che era il nostro amore. Ma non esserci, comunque, segnò i miei giorni. E passai i mesi successivi ad ascoltare Io che amo solo te confidando nel fatto che, lei da lassù, potesse ascoltarla con me.

Mi sono commosso leggendo la lettera, così simile al trasporto che mi assale con The letter del musical Billy Elliot. Ed in generale mi sono commosso ricostruendo quelle immagini del mare, dei sassi, del casale. Un condensato di colori e profumi e sapori che si materializzavano nella mia testa, e addosso, lasciandomi una sensazione di appagamento come quando ti svegli da una notte in cui un bel sogno ti ha coccolato.

Sono un fan delle frasi e quindi, prima di abbracciare la mia futura amica Francesca per questo splendido regalo che ci ha fatto, e prima di invitare tutti a leggerlo, chiudo con due frasi stupefacenti e meravigliose che si annidano tra le pagine di Verrà il vento e ti parlerà di me.

“Una giustificazione non richiesta è una scusa manifesta”

“Prima non sai se ti manca qualcosa. Poi lo scopri e decidi se conquistarlo o no”

Brava Francesca. Chissà che adesso non tocchi davvero a me, ispirandomi a questo tuo viaggio sincero nel passato, nella vita e nella famiglia.


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